Oltre il cerchio: i mille volti di Kandinsky si svelano nella mostra romana.
21-09-2026 15:50 - RECENSIONI
È una giornata di settembre calda e irrorata da una luce radente che esalta i colori del travertino romano. Dispiace di lasciarli alle spalle, per tuffarsi nella frescura delle magnifiche e austere sale di Palazzo Bonaparte, ma, da subito, ci si rende conto che si sta per intraprendere per l’appunto un viaggio nel colore, laddove l’universo cromatico non solo permea di sé la creazione artistica, ma ne costituisce il linguaggio principe, l’essenza stessa.
Roma inaugura la stagione autunnale con un’esposizione di rilievo internazionale: una retrospettiva di oltre 70 capolavori appartenenti al lascito della moglie Nina Kandinsky, provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, approfittando della temporanea chiusura per restauri.
Il percorso della mostra disegna la storia e l’evoluzione di Vassily Kandinsky (1866-1944) dall’impressionismo dei primordi all’astrattismo della maturità, tanto da indurre il fruitore alla convinzione di essere prigioniero di un equivoco: quello che identifica l'artista esclusivamente quale pioniere delle avanguardie europee non figurative. L’artista di origine russa in effetti ha propugnato la convinzione di un’arte la cui espressione debba essere autonoma rispetto alla rappresentazione del mondo, tuttavia compie i primi passi citando le forme dello spazio che rimane riconoscibile anche se trasfigurato nell’interpretazione artistica.
Il cammino del maestro si dipana attraverso la Russia, la Germania e la Francia: dagli esordi figurativi, ai primi approcci con l’astrattismo a Monaco, il ritorno in Russia durante la rivoluzione, l’adesione in Germania al Bauhaus sino agli ultimi anni a Parigi.
Kandinsky compie studi di diritto e di economia. Si trasferisce a Monaco di Baviera dove impazza l’Art Nouveau, lo Jugendstil, il Liberty. Apprende le tecniche della tempera e la xilografia. Fonda l’associazione e scuola d’arte Phalanx dove incontra Gabriele Münter, che diverrà sua compagna. La coppia intraprende un viaggio dai Paesi bassi alla Tunisia e all’Italia, sino a Parigi. A questi anni appartengono dipinti ad olio eseguiti en plein air con la spatola e scene policrome su sfondo nero ispirate alle fiabe ed alle leggende russe, tecnica e rappresentazioni molto lontane dalla pittura accademica.
Il taccuino diventa un breviario di viaggio in cui annotare disegni, suggestioni, osservazioni, assieme alle fotografie che ritraggono paesaggi e vita quotidiana. L’Olanda e Rotterdam, Amsterdam con mulini, canali, costumi; la Tunisia con medine, moschee, spiagge; ancora Rapallo e la costa ligure, Venezia e l’iconico ponte di Rialto.
L’esperienza del viaggio gradualmente testimonia del passaggio verso una semplificazione delle forme, un uso espressivo del colore, sempre più autonomo rispetto alla realtà. Francia vorrà dire scoprire le opere recenti di Matisse, Picasso, Gauguin. Nel parco Saint Cloud nascono gli studi del sottobosco tradotto in macchie cromatiche. Il Cavaliere Azzurro, Der Blaue Reiter, nasce nel 1911.
Kandinsky annuncia a Franz Marc di voler pubblicare un almanacco d’arte innovativo e antiaccademico. Artisti eterogenei come Macke, Delaunay, Rousseau partecipano alla mostra “Il Cavaliere Azzurro” accanto a Kandinsky, Marc e Münter. La scelta del nome Cavaliere azzurro nasce per gioco in quanto Kandinsky e Marc amano l’azzurro, Marc i cavalli e Kandinsky i cavalieri, a memoria del San Giorgio russo. In una lettera a Marc, Kandisky spiega: “Stabilirà una catena tra passato e avvenire, tra l’arte di tutti i paesi, l’arte colta, l’arte infantile e l’arte popolare”.
Il legame che esiste tra l’arte pittorica di Kandinsky e la musica è imprescindibile. L’artista studia da piccolo pianoforte e violoncello. A Monaco assiste ad un concerto di Arnold Schonberg, musicista e pittore viennese, che rifiuta le regole dell’armonia tradizionale proponendo la dissonanza, i contrasti, che in pittura significano dissociazione tra linee e colori. Dopo il concerto Kandinsky dipinge Impressione III, in cui prevale una visione interiore e soggettiva della realtà. Ammira Wagner. L’opera d’arte pittorica e la musica devono liberare in noi un mondo prima sconosciuto, ampliare la nostra esperienza, espandere i nostri sensi, mettere in gioco la nostra capacità sinestetica.
Nel 1911 Kandinsky enuncia le regole dell’astrazione nel libro “Dello spirituale nell’arte e nella pittura in particolare”. L’artista esplora il rapporto tra il colore come espressione di emozioni e la forma, e tra colore e suono. I colori in particolare, disposti secondo un certo ordine, possono evocare ricordi e stati d’animo. Ogni colore ha un suono proprio: l’azzurro attiene al flauto, il blu al violoncello, il blu scuro al contrabbasso, il blu profondo all’organo; il bianco e il nero sono pausa e silenzio.
La sua concezione sinfonica della pittura traspare anche dai titoli di parte della sua produzione degli anni 1911-1912 che richiama il vocabolario musicale: Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni.
L’arte parla un linguaggio suo proprio. Rivela Kandinsky: ”Il regno dell’arte si separò così sempre più ai miei occhi dal regno della natura e infine potei sentirli come due regni assolutamente autonomi”.
Kandinsky è tra i fondatori a Mosca dell’Istituto di Cultura Artistica INKhUK in cui si studia e si definisce la nuova arte attraverso i suoi elementi caratterizzanti: forma, colore, percezione. Una sezione della mostra viene dedicata alla pittura di Gabriele Munter, compagna dell’artista, riconosciuta solo recentemente quale espressione autonoma e originale di creatività moderna. La Münter, pur nella semplificazione delle forme, come il maestro, e nella scelta di giocare sull’intensità del colore dai contorni netti, conserva il legame con la rappresentazione. Significativo, in mostra, il dipinto della Münter che rappresenta la lotta di San Giorgio contro il drago, tema tratto dall’iconografia cristiana, a significare la battaglia intrapresa dalle avanguardie per l’affermazione della nuova arte.
Nell’agosto del 1914 la Germania dichiara guerra alla Russia e Kandinsky lascia il paese e rientra in Russia. Nel 1917, accanto alla nuova moglie Nina Andreievskaia, Kandinsky torna all’arte figurativa. Vive la Rivoluzione d’Ottobre e frequenta gli artisti che aderiscono al suprematismo e al costruttivismo, ereditandone la geometrizzazione delle forme. Dichiara l’artista in un’intervista che la rivoluzione gli aveva trasmesso una grande tranquillità d’animo, i colori delle tele erano divenuti più vivi e più dolci, rispetto ai toni profondi e scuri di prima.
Fatto ritorno in Germania, Kandinsky insegna presso la rivoluzionaria scuola del Bauhaus a Weimar, fondata dall’architetto Walter Gropius nel 1919. Kandinsky pubblica il suo secondo trattato teorico, “Punto e linea sul piano” dove afferma: “Il punto geometrico è ai nostri occhi l’unione suprema di silenzio e parola”.
L’ascesa del nazismo fa sì che la scuola si trasferisca prima a Dessau e poi venga chiusa definitivamente nel 1933. In mostra la sala da pranzo dell’appartamento dei Kandinsky a Dessau, ispirata ai criteri compositivi del Bauhaus.
In quegli anni il cerchio diventa un motivo compositivo spesso presente nella produzione dell’artista tanto che gli anni compresi tra il 1925 e il 1928 sono definiti l’”epoca dei cerchi”. Kandinsky in questi dipinti utilizza l’aerografo, uno strumento ad aria compressa che spruzza il colore nebulizzandolo, così che si ottengono sfumature e passaggi di colore con velature delicate.
Agli studenti insegna ad individuare all’interno di dipinti antichi linee, diagonali, tangenti, equilibri geometrici. Un esercizio che l’artista proponeva ai suoi studenti era di associare tre forme primarie, triangolo, quadrato e cerchio ai tre colori primari, giallo, rosso e blu, spiegando il perché della propria scelta.
Una sezione dell’esposizione è dedicata ai vinili collezionati dai Kandinsky, anche su consiglio della moglie di Paul Klee: canti popolari e religiosi russi, Bach, Handel, Scarlatti, Bartok, Stravinskij, foxtrot e charleston.
Nel 1933 i Kandinsky sono costretti a ricominciare una nuova avventura dello spirito a Parigi, la cui luce leggiadra si irradia sui dipinti dell’artista, assieme a forme biomorfe mutuate dai surrealisti francesi, in particolare Arp e Mirò.
Le opere di questa stagione testimoniano la magia insita nell’arte di ritagliarsi sempre e comunque uno spazio di autonomia e libertà, anche a fronte di un contesto storico tragico come quello del secondo conflitto mondiale. La contingenza è testimoniata anche dai supporti scelti dall’artista: laddove le tele scarseggiano, ricorre al legno e al cartone.
Alla sua morte la moglie Nina si adopererà alacremente per preservare il patrimonio di opere ereditate da Kandinsky, che confluiranno nella collezione del Centre Pompidou di Parigi. Assieme a capolavori dirompenti, merito precipuo dell’artista è stato innanzitutto quello di svincolare l’arte dalla rappresentazione del mondo, riconoscendole la dignità di un linguaggio autonomo assieme alla capacità di rivelare, indagare, stimolare lo spirito di chi ne fruisce e di chi la crea.
Scrive Kandisky in “Dello spirituale nell’arte”: Il colore è il tasto, l’occhio e il martelletto. L’anima è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in vibrazione l’anima umana.
[Cinzia Masiello]
Roma inaugura la stagione autunnale con un’esposizione di rilievo internazionale: una retrospettiva di oltre 70 capolavori appartenenti al lascito della moglie Nina Kandinsky, provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, approfittando della temporanea chiusura per restauri.
Il percorso della mostra disegna la storia e l’evoluzione di Vassily Kandinsky (1866-1944) dall’impressionismo dei primordi all’astrattismo della maturità, tanto da indurre il fruitore alla convinzione di essere prigioniero di un equivoco: quello che identifica l'artista esclusivamente quale pioniere delle avanguardie europee non figurative. L’artista di origine russa in effetti ha propugnato la convinzione di un’arte la cui espressione debba essere autonoma rispetto alla rappresentazione del mondo, tuttavia compie i primi passi citando le forme dello spazio che rimane riconoscibile anche se trasfigurato nell’interpretazione artistica.
Il cammino del maestro si dipana attraverso la Russia, la Germania e la Francia: dagli esordi figurativi, ai primi approcci con l’astrattismo a Monaco, il ritorno in Russia durante la rivoluzione, l’adesione in Germania al Bauhaus sino agli ultimi anni a Parigi.
Kandinsky compie studi di diritto e di economia. Si trasferisce a Monaco di Baviera dove impazza l’Art Nouveau, lo Jugendstil, il Liberty. Apprende le tecniche della tempera e la xilografia. Fonda l’associazione e scuola d’arte Phalanx dove incontra Gabriele Münter, che diverrà sua compagna. La coppia intraprende un viaggio dai Paesi bassi alla Tunisia e all’Italia, sino a Parigi. A questi anni appartengono dipinti ad olio eseguiti en plein air con la spatola e scene policrome su sfondo nero ispirate alle fiabe ed alle leggende russe, tecnica e rappresentazioni molto lontane dalla pittura accademica.
Il taccuino diventa un breviario di viaggio in cui annotare disegni, suggestioni, osservazioni, assieme alle fotografie che ritraggono paesaggi e vita quotidiana. L’Olanda e Rotterdam, Amsterdam con mulini, canali, costumi; la Tunisia con medine, moschee, spiagge; ancora Rapallo e la costa ligure, Venezia e l’iconico ponte di Rialto.
L’esperienza del viaggio gradualmente testimonia del passaggio verso una semplificazione delle forme, un uso espressivo del colore, sempre più autonomo rispetto alla realtà. Francia vorrà dire scoprire le opere recenti di Matisse, Picasso, Gauguin. Nel parco Saint Cloud nascono gli studi del sottobosco tradotto in macchie cromatiche. Il Cavaliere Azzurro, Der Blaue Reiter, nasce nel 1911.
Kandinsky annuncia a Franz Marc di voler pubblicare un almanacco d’arte innovativo e antiaccademico. Artisti eterogenei come Macke, Delaunay, Rousseau partecipano alla mostra “Il Cavaliere Azzurro” accanto a Kandinsky, Marc e Münter. La scelta del nome Cavaliere azzurro nasce per gioco in quanto Kandinsky e Marc amano l’azzurro, Marc i cavalli e Kandinsky i cavalieri, a memoria del San Giorgio russo. In una lettera a Marc, Kandisky spiega: “Stabilirà una catena tra passato e avvenire, tra l’arte di tutti i paesi, l’arte colta, l’arte infantile e l’arte popolare”.
Il legame che esiste tra l’arte pittorica di Kandinsky e la musica è imprescindibile. L’artista studia da piccolo pianoforte e violoncello. A Monaco assiste ad un concerto di Arnold Schonberg, musicista e pittore viennese, che rifiuta le regole dell’armonia tradizionale proponendo la dissonanza, i contrasti, che in pittura significano dissociazione tra linee e colori. Dopo il concerto Kandinsky dipinge Impressione III, in cui prevale una visione interiore e soggettiva della realtà. Ammira Wagner. L’opera d’arte pittorica e la musica devono liberare in noi un mondo prima sconosciuto, ampliare la nostra esperienza, espandere i nostri sensi, mettere in gioco la nostra capacità sinestetica.
Nel 1911 Kandinsky enuncia le regole dell’astrazione nel libro “Dello spirituale nell’arte e nella pittura in particolare”. L’artista esplora il rapporto tra il colore come espressione di emozioni e la forma, e tra colore e suono. I colori in particolare, disposti secondo un certo ordine, possono evocare ricordi e stati d’animo. Ogni colore ha un suono proprio: l’azzurro attiene al flauto, il blu al violoncello, il blu scuro al contrabbasso, il blu profondo all’organo; il bianco e il nero sono pausa e silenzio.
La sua concezione sinfonica della pittura traspare anche dai titoli di parte della sua produzione degli anni 1911-1912 che richiama il vocabolario musicale: Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni.
L’arte parla un linguaggio suo proprio. Rivela Kandinsky: ”Il regno dell’arte si separò così sempre più ai miei occhi dal regno della natura e infine potei sentirli come due regni assolutamente autonomi”.
Kandinsky è tra i fondatori a Mosca dell’Istituto di Cultura Artistica INKhUK in cui si studia e si definisce la nuova arte attraverso i suoi elementi caratterizzanti: forma, colore, percezione. Una sezione della mostra viene dedicata alla pittura di Gabriele Munter, compagna dell’artista, riconosciuta solo recentemente quale espressione autonoma e originale di creatività moderna. La Münter, pur nella semplificazione delle forme, come il maestro, e nella scelta di giocare sull’intensità del colore dai contorni netti, conserva il legame con la rappresentazione. Significativo, in mostra, il dipinto della Münter che rappresenta la lotta di San Giorgio contro il drago, tema tratto dall’iconografia cristiana, a significare la battaglia intrapresa dalle avanguardie per l’affermazione della nuova arte.
Nell’agosto del 1914 la Germania dichiara guerra alla Russia e Kandinsky lascia il paese e rientra in Russia. Nel 1917, accanto alla nuova moglie Nina Andreievskaia, Kandinsky torna all’arte figurativa. Vive la Rivoluzione d’Ottobre e frequenta gli artisti che aderiscono al suprematismo e al costruttivismo, ereditandone la geometrizzazione delle forme. Dichiara l’artista in un’intervista che la rivoluzione gli aveva trasmesso una grande tranquillità d’animo, i colori delle tele erano divenuti più vivi e più dolci, rispetto ai toni profondi e scuri di prima.
Fatto ritorno in Germania, Kandinsky insegna presso la rivoluzionaria scuola del Bauhaus a Weimar, fondata dall’architetto Walter Gropius nel 1919. Kandinsky pubblica il suo secondo trattato teorico, “Punto e linea sul piano” dove afferma: “Il punto geometrico è ai nostri occhi l’unione suprema di silenzio e parola”.
L’ascesa del nazismo fa sì che la scuola si trasferisca prima a Dessau e poi venga chiusa definitivamente nel 1933. In mostra la sala da pranzo dell’appartamento dei Kandinsky a Dessau, ispirata ai criteri compositivi del Bauhaus.
In quegli anni il cerchio diventa un motivo compositivo spesso presente nella produzione dell’artista tanto che gli anni compresi tra il 1925 e il 1928 sono definiti l’”epoca dei cerchi”. Kandinsky in questi dipinti utilizza l’aerografo, uno strumento ad aria compressa che spruzza il colore nebulizzandolo, così che si ottengono sfumature e passaggi di colore con velature delicate.
Agli studenti insegna ad individuare all’interno di dipinti antichi linee, diagonali, tangenti, equilibri geometrici. Un esercizio che l’artista proponeva ai suoi studenti era di associare tre forme primarie, triangolo, quadrato e cerchio ai tre colori primari, giallo, rosso e blu, spiegando il perché della propria scelta.
Una sezione dell’esposizione è dedicata ai vinili collezionati dai Kandinsky, anche su consiglio della moglie di Paul Klee: canti popolari e religiosi russi, Bach, Handel, Scarlatti, Bartok, Stravinskij, foxtrot e charleston.
Nel 1933 i Kandinsky sono costretti a ricominciare una nuova avventura dello spirito a Parigi, la cui luce leggiadra si irradia sui dipinti dell’artista, assieme a forme biomorfe mutuate dai surrealisti francesi, in particolare Arp e Mirò.
Le opere di questa stagione testimoniano la magia insita nell’arte di ritagliarsi sempre e comunque uno spazio di autonomia e libertà, anche a fronte di un contesto storico tragico come quello del secondo conflitto mondiale. La contingenza è testimoniata anche dai supporti scelti dall’artista: laddove le tele scarseggiano, ricorre al legno e al cartone.
Alla sua morte la moglie Nina si adopererà alacremente per preservare il patrimonio di opere ereditate da Kandinsky, che confluiranno nella collezione del Centre Pompidou di Parigi. Assieme a capolavori dirompenti, merito precipuo dell’artista è stato innanzitutto quello di svincolare l’arte dalla rappresentazione del mondo, riconoscendole la dignità di un linguaggio autonomo assieme alla capacità di rivelare, indagare, stimolare lo spirito di chi ne fruisce e di chi la crea.
Scrive Kandisky in “Dello spirituale nell’arte”: Il colore è il tasto, l’occhio e il martelletto. L’anima è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in vibrazione l’anima umana.
[Cinzia Masiello]




