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Kandinsky e la pittura musicale a Palazzo Bonaparte.

18-09-2026 06:57 - RECENSIONI
Straordinaria mostra a Palazzo Bonaparte, dal 15 settembre 2026, dedicata a Vassily Kandinsky, l'artefice della più vivace rivoluzione del Novecento con oltre 70 opere di colui che liberò il colore per farne emozione pura, tracciando i sentieri dell'astrattismo.
Qesta esposizione – grazie alla ricchezza dei prestiti del Centre Pompidou di Parigi – permette inoltre di superare il cliché del "pittore che faceva i cerchi e i triangoli", restituendoci un ritratto intimo e profondo.

Ci sono quattro elementi che si evincono chiaramente visitando il percorso espositivo.

Per prima cosa era un uomo che ha avuto il coraggio di "ricominciare da capo". Kandinsky, infatti, non è nato pittore; era un promettente avvocato e professore di diritto in Russia. Ha lasciato una carriera avviata e sicura a 30 anni per trasferirsi a Monaco di Baviera a studiare pittura, partendo da zero. In mostra si vede benissimo questo sforzo: le sue prime opere non sono capolavori astratti, ma piccoli quadri di persone e paesaggi, fiabe russe e scene di folklore ma già di altissima qualità come forme e colore.
Si capisce che l'astrattismo non è stato un colpo di genio improvviso, ma il risultato di una ricerca metodica, faticosa e intellettuale durata anni.

Kandinsky era anche un artista "sinestetico", cioè dipingeva la musica. Questo è l'aspetto più affascinante che egli trasmette. Per Kandinsky i colori avevano un suono e i suoni avevano un colore. Si immergeva nella sinestesia quando sentiva la musica di Wagner o di Schönberg, vedeva letteralmente linee e macchie di colore nella sua mente.
Dalle opere in mostra si evince chiaramente che lui non voleva "disegnare degli oggetti", ma voleva che la pittura orchestrasse delle emozioni pure, esattamente come fa la musica, che ti emoziona senza bisogno di farti vedere una sedia, un tavolo o un volto.

È stato un uomo che ha vissuto i drammi della storia del '900. La mostra è anche una mappa dei suoi forzati traslochi causati dalle vicende della storia.
L'artista scappa dalla Germania all'inizio della Prima Guerra Mondiale per tornare in Russia; ma poi si allontana dalla Russia a causa delle restrizioni del regime sovietico sull'arte e va a insegnare al Bauhaus di nuovo in Germania.

Ma il momento più drammatico è quando si allontana dalla Germania poiché il nazismo chiude la scuola del Bauhaus e bolla la sua pittura come "arte degenerata”. Si rifugia, infine, nella Parigi che ha tanto amato e dove troverà la fine della sua vita. In mostra si percepisce come i suoi cambi di stile abbiano seguito questi traumi: la sua pittura diventa più rigida e geometrica quando cerca l'ordine nel caos del primo dopoguerra, e diventa più intima e quasi "microscopica" nell'esilio finale a Parigi.
Non era un teorico freddo, ma un uomo profondamente spirituale. Se la geometria del Bauhaus fa pensare a un artista matematico e freddo, la mostra smentisce questo mito. Per Kandinsky l'arte era un'esigenza interiore, un modo per toccare l'anima dello spettatore. Ogni linea, ogni cerchio - che per lui era la forma perfetta, un legame con il cosmo - e ogni accostamento di colore era studiato per provocare una vibrazione spirituale. Come nell'ultima sala dove, con le forme parigine simili ad amebe e piccoli organismi, si percepisce una profonda meraviglia per il mistero della vita e della creazione.


Le quattro sezioni della mostra permettono di seguire in maniera articolata la sua vicenda artistica e personale.

1. Gli esordi e il periodo del Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter)
Le prime opere del periodo di Monaco e Murnau, sono ancora parzialmente figurative ma cariche di un colore quasi espressionista, ispirate alle leggende e al folklore russo. Ma il capolavoro su cui fermarsi è L'Arco Nero (Mit dem schwarzen Bogen, 1912). Si tratta di un'opera monumentale e cruciale. Qui vediamo come i tre blocchi di colore (rosso, blu e rosa) sembrino scontrarsi come continenti, tenuti insieme solo dal graffio nero dell'arco. È il momento esatto in cui Kandinsky spezza il legame con la realtà visibile per approdare all'astrattismo lirico.

2. La grande sorpresa: Il focus su Gabriele Münter
La novità assoluta della mostra e per la prima volta in Italia è uno spazio inedito dedicato a Gabriele Münter, artista espressionista straordinaria, oltre che compagna di Kandinsky per oltre un decennio. Questa sezione ci permette di fare un bellissimo parallelo storico e artistico tra i due, mostrando come l' artista abbia influenzato la transizione di Kandinsky verso la libertà del colore prima della Prima Guerra Mondiale.

3. Il ritorno in Russia e gli anni del Bauhaus (L'astrattismo geometrico)
L'evoluzione stilistica avviene in questi momento: finita la guerra e passata la parentesi russa, Kandinsky approda all'insegnamento al Bauhaus in Germania. Lo stile cambia radicalmente: dal lirismo acceso si passa a una rigorosa geometria di punti, linee e cerchi. Il capolavoro assoluto della sezione è Giallo-Rosso-Blu (Gelb-Rot-Blau, 1925). Questa tela è considerata la Gioconda dell'astrattismo geometrico. Qui compare più che mai il legame profondo tra pittura e musica.
• - il Giallo a sinistra è associato a forme acute (i triangoli), a linee sottili e a un suono squillante, come quello di una tromba.
• - il Blu a destra si lega alla stabilità del cerchio e a un tono profondo, come quello di un violoncello o di un organo.
• - il Rosso fa da transizione al centro, creando una vera e propria partitura orchestrale sulla tela.

4. Il periodo parigino e le forme biomorfiche
L'ultima sezione racconta dell'esilio a Neuilly-sur-Seine dopo la chiusura del Bauhaus da parte del regime nazista. La rigida geometria precedente si ammorbidisce. Kandinsky, affascinato dal mondo della biologia e della microscopia, inizia a dipingere forme fluide che sembrano amebe, cellule, embrioni ed esserini marini fluttuanti in spazi pastello.
Siamo pochi anni prima della sua morte avvenuta nel 1944. È un ritorno alla leggerezza e alla fantasia, siamo alla conclusione di un percorso fatto di passione e competenza di arte e d'amore. Un grande artista e un grande uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte e della cultura del ‘900.


[Alessandra Cesselon]



"Kandinsky" a Palazzo Bonaparte (piazza Venezia 5, Roma)
aperta dal lunedì al giovedì 9.00-19.30 (venerdì, sabato e domenica fino alle 21)
fino al 14 Febbraio 2027


I biglietti sono acquistabili online prenotando giorno e ora di visita o direttamente in biglietteria senza prenotare ma con possibile attesa per entrare.

Biglietto ordinario 18 euro (rid. a 17 per disabili e over 70)
Biglietto "open" (non richiede prenotazione e si accede senza attesa) 22 euro

Info e prenotazioni: 06 8715111