Pontormo o l’inquietudine della forma. Il genio della Maniera in mostra a Roma.
20-10-2026 17:36 - RECENSIONI
Pontormo. E nient’altro. Nessun epiteto, aggettivo, apposizione.
Basta un nome, quel nome, senza che ci sia bisogno di aggiungere altro. O, per meglio dire, saranno i dipinti e i disegni a parlare, a frastornare il visitatore, a rivelargli la personalità complessa dell’artista Jacopo Carucci, nato nei pressi di Empoli, a Pontorme, nel bel mezzo di un’epoca che aveva omaggiato lo spirito classico del mondo greco e latino, la compostezza, il rigore, la misura, l’armonia.
Il Carucci ne conosce le opere, i profili, i colori, frequenta i lavori di Raffaello, Leonardo, Michelangelo: quelle regole di simmetria e proporzione gli stanno strette.
84 opere dell’artista, oli, disegni e affreschi, a testimoniare che non è detto che sulla tela occorra imitare la natura, anzi, a partire dai grandi maestri, bisogna adoperarsi per estremizzarne lo stile ricorrendo all’artificio, alla complessità, in una parola all’emozione. Dipingere insomma alla maniera dei mostri sacri del Rinascimento, ma reinterpretandoli secondo una nuova sensibilità. I corpi e i volti si allungano, le prospettive divengono insolite o deformate, prive di un centro chiaro o schiacciate, i colori sono vividi e acidi, sicuramente irreali.
A questo si aggiunge la personalità del Carrucci, la sua concezione esistenziale drammatica e malinconica, che si registra nei volti delle sacre rappresentazioni, sacro e profano a domandarsi il perché dei destini, ad assistere attoniti e stralunati ai prodigi del divino, talvolta simili a personaggi perfino picareschi. Occhi che non comunicano verità appaganti, ma occhi ansiosi, disorientati, smarriti, persi nel vuoto.
Nella Visitazione ci sono in primo piano Maria e sua cugina Elisabetta, di profilo, entrambe in attesa, e, dietro le protagoniste, due donne non identificate, che guardano oltre la scena che stanno condividendo con occhi ipnotici.
Pontormo è introverso, ipocondriaco e travagliato. La solitudine interiore dei suoi personaggi rivela un disagio esistenziale, secondo una sensibilità profondamente moderna. Anche quando le figure sono intrecciate le une alle altre, come nella Deposizione, dipinta per la Cappella Capponi nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze: ognuna vive il dramma in totale isolamento spirituale. Manca qualsiasi riferimento spaziale, la croce e il sepolcro assenti. La spirale dei corpi si avvolge scomposta, senza grazia, disorientata.
Analogamente, i corpi fluttuano nella Visitazione come non ci fosse gravità, le vesti ondeggiano animate da vita propria in paesaggi metafisici, senza che vi sia proporzione rispetto alla scena al centro e in primo piano nell’opera, mentre due minuscole figure oscure si notano in lontananza, ma collocate ad una distanza siderale, incommensurabile rispetto alla maestosità ed alle dimensioni di Maria ed Elisabetta, un altro mondo.
L’artista contemporaneo Bill Viola ha voluto omaggiare Pontormo con la video istallazione The Greeting (1995) che ripercorre appunto La Visitazione proveniente dalla Pieve di Santa Maria e San Michele Arcangelo a Carmignano. Viola propone la stessa scena di donne, tre nel suo caso, che s’incontrano abbracciandosi e scambiandosi parole in un paesaggio urbano scabro. In dialogo con il dipinto del Carucci, l’istallazione di Viola è riproposta a Roma nella basilica di Santa Maria Antiqua nel Foro Romano.
Poi ci sono, o per meglio dire, mancano i contorni delle cose e delle persone. Spesso sembra di osservare scene avvolte nella nebbia dello sfumato leonardesco, dove manca la messa a fuoco, in cui si compenetrano ambienti e personaggi in un’unica materia. Figlio di un pittore, Jacopo Carucci frequenta la bottega di Andrea del Sarto a Firenze, come non manca di annotare Giorgio Vasari, assieme a Rosso Fiorentino, anche lui esponente di spicco del Manierismo. Piero di Cosimo, presente in mostra, era stato uno dei primi maestri del nostro: ammiratore di Leonardo e, come il Pontormo, solitario e sperimentatore.
La Pala Pucci rompe l’equilibrio rinascimentale, la compostezza classica. I personaggi appaiono instabili, in pose precarie, disposte in maniera ‘disordinata’ nello spazio, come fossero state ritratte in movimento. Gli sguardi dei personaggi non incrociano la Vergine, ma sono rivolti altrove. Le pose non sono solenni. Le espressioni atteggiate a sorrisi inquieti e al contempo un’atmosfera cupa.
Di grande impatto visivo I Santi di Empoli, San Giovanni con l’aquila e l’Arcangelo Michele che schiaccia il demonio, con le sembianze di un putto con le ali di pipistrello e le orecchie d’asino mentre tenta di rovesciare la bilancia con cui Michele pesa le anime. Colori vividi e posture contorte, San Giovanni aggrovigliato su se stesso, l’espressione costernata, Michele quasi impegnato in una danza macabra, dove appare, più che trionfatore, spietato carnefice di un infante.
Pontormo crea un cortocircuito visivo ed emotivo nello spettatore: il diavolo non più mostro o drago ma un bambino, figura cui siamo abituati ad associare l’innocenza. Michele non indossa la classica armatura da guerriero medievale: non ha niente dell’eroe. Indossa una veste sgargiante in una posa da equilibrista.
Pontormo, col ritorno dei Medici nel 1512, dopo la parentesi repubblicana, viene ingaggiato per realizzare opere su committenza.
In esposizione i progetti per gli affreschi che avrebbero occupato le lunette del salone della villa medicea di Poggio a Caiano. I disegni a penna e pietra rossa, studi di corpi nudi che esaltano i particolari anatomici, richiamano prepotentemente il tratto michelangiolesco. Pontormo guardava con ammirazione la muscolatura e la dinamicità delle figure dipinte nella Cappella Sistina.
Nel 1523 il Carucci fugge dalla peste che imperversa a Firenze, rifugiandosi sul vicino colle presso la Certosa del Galluzzo, in compagnia del giovane assistente Bronzino. Qui Pontormo lavora alle lunette del chiostro, di cui quattro in mostra, sottoposte ad un intervento conservativo in occasione dell’esposizione, così come numerose delle complessive 130 opere esposte, provenienti da musei italiani e internazionali, che hanno tra l’altro riservato nuove scoperte diagnostiche.
Ad esempio nella Madonna col Bambino e un angelo del Pontormo è emerso un angioletto dietro i panneggi di una stesura successiva.
Dall’impresa alla Certosa si palesa l’avvicinamento del Carucci alle incisioni di Albrecht Dürer, esimio artista di Norimberga, evento criticato aspramente nelle Vite da Giorgio Vasari, in quanto considerava questa scelta un tradimento della tradizione classica rinascimentale fiorentina.
Il Vasari riteneva che il Pontormo possedesse una grazia nello stile ereditata da Andrea Del Sarto, da Leonardo e da Michelangelo. Dürer aveva alterato radicalmente quella delicatezza, facendo sì che Pontormo adottasse uno stile d’Oltralpe con linee rigide, panni geometrici e “figure spigolose e sgraziate”. Obiettava il Vasari che tedeschi e fiamminghi venivano a Firenze per apprendere la maniera italiana piuttosto, tralasciarla per imitarli era inconcepibile, tanto più in presenza dell’avanzata della Riforma protestante.
Ciononostante Michelangelo ritiene Pontormo l’unico in grado di tradurre due suoi cartoni in pittura: il Noli me tangere, richiesta dalla marchesa Vittoria Colonna, oggi in collezione privata rarissima da vedere e Venere e Cupido, entrambi in mostra, quest’ultima destinata alla dimora di Piero Bettini, amico di Michelangelo, assieme a effigi di letterati che hanno celebrato l’amore, in particolare Dante e Petrarca, dipinti dal Bronzino e presenti in mostra.
Sempre del Bronzino in mostra il sublime e modernissimo Cristo crocifisso.
Michelangelo testimonia con alcuni disegni esposti alle Scuderie del Quirinale altresì della sua attività di ingegnere militare al servizio della Repubblica di Firenze, proclamata dopo il Sacco di Roma del 1527 da parte dei lanzichenecchi di Carlo V. Clemente VII intendeva riconquistare Firenze in combutta con l’imperatore: il Buonarroti si propone di rinforzare le mura medievali non più in grado di fronteggiare l’artiglieria.
Nel 1530, questa volta definitivamente, torneranno i Medici a Firenze, mettendo fine alla Repubblica.
Proprio in quegli anni Pontormo dà alla luce una Madonna col Bambino e San Giovannino struggente, i volti segnati da una tristezza e una malinconia inconsolabili.
Raccolti in mostra numerosi ritratti realizzati da Pontormo, i cui caratteri distintivi sono, secondo il Vasari, “vivacità e prontezza”.
Un racconto esaustivo e impegnativo, ci ha tenuti in scacco dalla prima sala all’ultima, in questo nostro cammino conoscitivo lento, di osservazione, riflessione e pazienza, sino a far coincidere tutti i pezzi del puzzle, anche quelli che scavano nell’intimità.
A questo proposito, Pontormo amava annotare in un diario ciò che mangiava, eventuali problemi di salute, fatti personali: esposto in teca è il Libro mio, custodito nella Biblioteca nazionale di Firenze, scritto negli ultimi anni di vita dell’artista: il ritratto di un uomo che teme la fragilità, che vive una profonda solitudine esistenziale.
L’ossessione con cui annota ogni etto di carne consumato, ogni movimento intestinale, ci rivela un uomo che ha paura di morire. Un uomo che cerca l’isolamento non per superbia, ma per autodifesa. Un uomo stanco che descrive la pittura per quello che anche è, al di là dei voli pindarici della filosofia dell’arte: fatica fisica, corporea, vertigini, rimanere in piedi per ore. Nessuna retorica, nessuna celebrazione. Un lavoro usurante, freddo l’inverno, caldo soffocante d’estate.
La schiettezza del Pontormo ancora una volta rompe il cliché rinascimentale dell’artista-semidio di una creatività sacra, dando risalto alla fatica muscolare, al sudore, allo sfinimento, intimamente vissuti da un artista tormentato, il primo vero “antieroe” della storia dell’arte.
[Cinzia Masiello]
Mostra PONTORMO dal 20/10/2026 al 07/02/2027 - Scuderie del Quirinale Via XXIV Maggio 16 - ROMA (RM)
Biglietto 20,50 (invalidi, insegnanti e abbonati annuali Atac: 18,50; under 30 anni: 14,50)
Acquisto online: https://scuderiequirinale.vivaticket.it/it/event/pontormo/317964
Punti vendita fisici in zona:
NETTUNO: Bisy Tabaccheria via della Liberazione, 84 tel: 06 9855237
ANZIO: 81Viaggi via Giuseppe Mazzini, 16 tel: +39 06 9847506
“Pontormo” al secolo Jacopo Carucci (1494–1557) pittore nato a Pontorme, quartiere di Empoli (FI) e morto a Firenze.
Basta un nome, quel nome, senza che ci sia bisogno di aggiungere altro. O, per meglio dire, saranno i dipinti e i disegni a parlare, a frastornare il visitatore, a rivelargli la personalità complessa dell’artista Jacopo Carucci, nato nei pressi di Empoli, a Pontorme, nel bel mezzo di un’epoca che aveva omaggiato lo spirito classico del mondo greco e latino, la compostezza, il rigore, la misura, l’armonia.
Il Carucci ne conosce le opere, i profili, i colori, frequenta i lavori di Raffaello, Leonardo, Michelangelo: quelle regole di simmetria e proporzione gli stanno strette.
84 opere dell’artista, oli, disegni e affreschi, a testimoniare che non è detto che sulla tela occorra imitare la natura, anzi, a partire dai grandi maestri, bisogna adoperarsi per estremizzarne lo stile ricorrendo all’artificio, alla complessità, in una parola all’emozione. Dipingere insomma alla maniera dei mostri sacri del Rinascimento, ma reinterpretandoli secondo una nuova sensibilità. I corpi e i volti si allungano, le prospettive divengono insolite o deformate, prive di un centro chiaro o schiacciate, i colori sono vividi e acidi, sicuramente irreali.
A questo si aggiunge la personalità del Carrucci, la sua concezione esistenziale drammatica e malinconica, che si registra nei volti delle sacre rappresentazioni, sacro e profano a domandarsi il perché dei destini, ad assistere attoniti e stralunati ai prodigi del divino, talvolta simili a personaggi perfino picareschi. Occhi che non comunicano verità appaganti, ma occhi ansiosi, disorientati, smarriti, persi nel vuoto.
Nella Visitazione ci sono in primo piano Maria e sua cugina Elisabetta, di profilo, entrambe in attesa, e, dietro le protagoniste, due donne non identificate, che guardano oltre la scena che stanno condividendo con occhi ipnotici.
Pontormo è introverso, ipocondriaco e travagliato. La solitudine interiore dei suoi personaggi rivela un disagio esistenziale, secondo una sensibilità profondamente moderna. Anche quando le figure sono intrecciate le une alle altre, come nella Deposizione, dipinta per la Cappella Capponi nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze: ognuna vive il dramma in totale isolamento spirituale. Manca qualsiasi riferimento spaziale, la croce e il sepolcro assenti. La spirale dei corpi si avvolge scomposta, senza grazia, disorientata.
Analogamente, i corpi fluttuano nella Visitazione come non ci fosse gravità, le vesti ondeggiano animate da vita propria in paesaggi metafisici, senza che vi sia proporzione rispetto alla scena al centro e in primo piano nell’opera, mentre due minuscole figure oscure si notano in lontananza, ma collocate ad una distanza siderale, incommensurabile rispetto alla maestosità ed alle dimensioni di Maria ed Elisabetta, un altro mondo.
L’artista contemporaneo Bill Viola ha voluto omaggiare Pontormo con la video istallazione The Greeting (1995) che ripercorre appunto La Visitazione proveniente dalla Pieve di Santa Maria e San Michele Arcangelo a Carmignano. Viola propone la stessa scena di donne, tre nel suo caso, che s’incontrano abbracciandosi e scambiandosi parole in un paesaggio urbano scabro. In dialogo con il dipinto del Carucci, l’istallazione di Viola è riproposta a Roma nella basilica di Santa Maria Antiqua nel Foro Romano.
Poi ci sono, o per meglio dire, mancano i contorni delle cose e delle persone. Spesso sembra di osservare scene avvolte nella nebbia dello sfumato leonardesco, dove manca la messa a fuoco, in cui si compenetrano ambienti e personaggi in un’unica materia. Figlio di un pittore, Jacopo Carucci frequenta la bottega di Andrea del Sarto a Firenze, come non manca di annotare Giorgio Vasari, assieme a Rosso Fiorentino, anche lui esponente di spicco del Manierismo. Piero di Cosimo, presente in mostra, era stato uno dei primi maestri del nostro: ammiratore di Leonardo e, come il Pontormo, solitario e sperimentatore.
La Pala Pucci rompe l’equilibrio rinascimentale, la compostezza classica. I personaggi appaiono instabili, in pose precarie, disposte in maniera ‘disordinata’ nello spazio, come fossero state ritratte in movimento. Gli sguardi dei personaggi non incrociano la Vergine, ma sono rivolti altrove. Le pose non sono solenni. Le espressioni atteggiate a sorrisi inquieti e al contempo un’atmosfera cupa.
Di grande impatto visivo I Santi di Empoli, San Giovanni con l’aquila e l’Arcangelo Michele che schiaccia il demonio, con le sembianze di un putto con le ali di pipistrello e le orecchie d’asino mentre tenta di rovesciare la bilancia con cui Michele pesa le anime. Colori vividi e posture contorte, San Giovanni aggrovigliato su se stesso, l’espressione costernata, Michele quasi impegnato in una danza macabra, dove appare, più che trionfatore, spietato carnefice di un infante.
Pontormo crea un cortocircuito visivo ed emotivo nello spettatore: il diavolo non più mostro o drago ma un bambino, figura cui siamo abituati ad associare l’innocenza. Michele non indossa la classica armatura da guerriero medievale: non ha niente dell’eroe. Indossa una veste sgargiante in una posa da equilibrista.
Pontormo, col ritorno dei Medici nel 1512, dopo la parentesi repubblicana, viene ingaggiato per realizzare opere su committenza.
In esposizione i progetti per gli affreschi che avrebbero occupato le lunette del salone della villa medicea di Poggio a Caiano. I disegni a penna e pietra rossa, studi di corpi nudi che esaltano i particolari anatomici, richiamano prepotentemente il tratto michelangiolesco. Pontormo guardava con ammirazione la muscolatura e la dinamicità delle figure dipinte nella Cappella Sistina.
Nel 1523 il Carucci fugge dalla peste che imperversa a Firenze, rifugiandosi sul vicino colle presso la Certosa del Galluzzo, in compagnia del giovane assistente Bronzino. Qui Pontormo lavora alle lunette del chiostro, di cui quattro in mostra, sottoposte ad un intervento conservativo in occasione dell’esposizione, così come numerose delle complessive 130 opere esposte, provenienti da musei italiani e internazionali, che hanno tra l’altro riservato nuove scoperte diagnostiche.
Ad esempio nella Madonna col Bambino e un angelo del Pontormo è emerso un angioletto dietro i panneggi di una stesura successiva.
Dall’impresa alla Certosa si palesa l’avvicinamento del Carucci alle incisioni di Albrecht Dürer, esimio artista di Norimberga, evento criticato aspramente nelle Vite da Giorgio Vasari, in quanto considerava questa scelta un tradimento della tradizione classica rinascimentale fiorentina.
Il Vasari riteneva che il Pontormo possedesse una grazia nello stile ereditata da Andrea Del Sarto, da Leonardo e da Michelangelo. Dürer aveva alterato radicalmente quella delicatezza, facendo sì che Pontormo adottasse uno stile d’Oltralpe con linee rigide, panni geometrici e “figure spigolose e sgraziate”. Obiettava il Vasari che tedeschi e fiamminghi venivano a Firenze per apprendere la maniera italiana piuttosto, tralasciarla per imitarli era inconcepibile, tanto più in presenza dell’avanzata della Riforma protestante.
Ciononostante Michelangelo ritiene Pontormo l’unico in grado di tradurre due suoi cartoni in pittura: il Noli me tangere, richiesta dalla marchesa Vittoria Colonna, oggi in collezione privata rarissima da vedere e Venere e Cupido, entrambi in mostra, quest’ultima destinata alla dimora di Piero Bettini, amico di Michelangelo, assieme a effigi di letterati che hanno celebrato l’amore, in particolare Dante e Petrarca, dipinti dal Bronzino e presenti in mostra.
Sempre del Bronzino in mostra il sublime e modernissimo Cristo crocifisso.
Michelangelo testimonia con alcuni disegni esposti alle Scuderie del Quirinale altresì della sua attività di ingegnere militare al servizio della Repubblica di Firenze, proclamata dopo il Sacco di Roma del 1527 da parte dei lanzichenecchi di Carlo V. Clemente VII intendeva riconquistare Firenze in combutta con l’imperatore: il Buonarroti si propone di rinforzare le mura medievali non più in grado di fronteggiare l’artiglieria.
Nel 1530, questa volta definitivamente, torneranno i Medici a Firenze, mettendo fine alla Repubblica.
Proprio in quegli anni Pontormo dà alla luce una Madonna col Bambino e San Giovannino struggente, i volti segnati da una tristezza e una malinconia inconsolabili.
Raccolti in mostra numerosi ritratti realizzati da Pontormo, i cui caratteri distintivi sono, secondo il Vasari, “vivacità e prontezza”.
Un racconto esaustivo e impegnativo, ci ha tenuti in scacco dalla prima sala all’ultima, in questo nostro cammino conoscitivo lento, di osservazione, riflessione e pazienza, sino a far coincidere tutti i pezzi del puzzle, anche quelli che scavano nell’intimità.
A questo proposito, Pontormo amava annotare in un diario ciò che mangiava, eventuali problemi di salute, fatti personali: esposto in teca è il Libro mio, custodito nella Biblioteca nazionale di Firenze, scritto negli ultimi anni di vita dell’artista: il ritratto di un uomo che teme la fragilità, che vive una profonda solitudine esistenziale.
L’ossessione con cui annota ogni etto di carne consumato, ogni movimento intestinale, ci rivela un uomo che ha paura di morire. Un uomo che cerca l’isolamento non per superbia, ma per autodifesa. Un uomo stanco che descrive la pittura per quello che anche è, al di là dei voli pindarici della filosofia dell’arte: fatica fisica, corporea, vertigini, rimanere in piedi per ore. Nessuna retorica, nessuna celebrazione. Un lavoro usurante, freddo l’inverno, caldo soffocante d’estate.
La schiettezza del Pontormo ancora una volta rompe il cliché rinascimentale dell’artista-semidio di una creatività sacra, dando risalto alla fatica muscolare, al sudore, allo sfinimento, intimamente vissuti da un artista tormentato, il primo vero “antieroe” della storia dell’arte.
[Cinzia Masiello]
Mostra PONTORMO dal 20/10/2026 al 07/02/2027 - Scuderie del Quirinale Via XXIV Maggio 16 - ROMA (RM)
Biglietto 20,50 (invalidi, insegnanti e abbonati annuali Atac: 18,50; under 30 anni: 14,50)
Acquisto online: https://scuderiequirinale.vivaticket.it/it/event/pontormo/317964
Punti vendita fisici in zona:
NETTUNO: Bisy Tabaccheria via della Liberazione, 84 tel: 06 9855237
ANZIO: 81Viaggi via Giuseppe Mazzini, 16 tel: +39 06 9847506
“Pontormo” al secolo Jacopo Carucci (1494–1557) pittore nato a Pontorme, quartiere di Empoli (FI) e morto a Firenze.




