Torre Astura - Conclusi i lavori sul Ponte Acquedotto di epoca romana.

27-10-2026 22:56 - notizie locali
L’area di Torre Astura (Nettuno-RM) è oggetto di attenzione da parte del Ministero della Cultura che, tramite la soprintendenza competente per territorio, ne sta curando messa in sicurezza, consolidamento e fruizione. In questa fase si sono conclusi i lavori di salvaguardia e stabilizzazione delle arcate del Ponte Acquedotto di epoca romana.

Martedi 27 ottobre i responsabili del progetto hanno tenuto un incontro "sul campo" per illustrare gli aspetti del lavoro appena terminato e finanziato in larga parte da fondi europei del piano PNRR, L'area archeologica di Torre Astura si trova all’interno della struttura militare del cosiddetto "Poligono" di Nettuno e ai militari è affidata in custodia da quando lo Stato italiano l'ha acquisita dalla famiglia Borghese, ultima di una lunga serie di proprietari che nei secoli si sono succeduti nel possesso del luogo.

in cui ricade l’area archeologica, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti (S.A.B.A.P Met.Rm) illustrerà nel dettaglio l’intervento concluso.



Martedì 27 ottobre 2026, ore 10.30,

presso U.T.T.A.T. (“Poligono”) – Piazzale degli Eroi 1, Nettuno (RM)

ingresso consentito solo tramite Accredito da richiedere entro le ore 12.00 del 22/10/2026 a: sabap-met-rm.comunicazione@cultura.gov.it





A curare il progetto sono stati:



· Soprintendente, arch. Lisa Lambusier

· Responsabile unico del progetto e direttore dei lavori, arch. Raffaella Strati

· Direzione scientifica per gli aspetti archeologici, dott.ssa Maria Teresa Moroni.

· Redazione del progetto: le società BCD Progetti e Fenice

· Ditta esecutrice: Alfredo Cecchini S.r.l.



L’intervento è stato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione1Componente3 “Cultura e Turismo”, Investimento 4.3 “Caput Mundi_Next Generation EU per grandi eventi turistici”, linea di intervento “Giubileo 2025: Dalla Roma Pagana alla Roma Cristiana”.



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La VILLA ROMANA, realizzata a partire dalla fine dell’età repubblicana e successivamente ampliata e ristrutturata in età imperiale, costituiva un articolato complesso residenziale e produttivo, organizzato tra la terraferma e un settore proteso verso il mare, in corrispondenza di un’antica isola artificiale.

La porzione sulla terraferma, oggi in gran parte nascosta dalle dune costiere, era collegata al settore marittimo mediante il PONTE-ACQUEDOTTO del quale si conserva un tratto lungo circa 130 metri, che assicurava il collegamento tra le due aree della residenza e consentiva l’approvvigionamento di acqua dolce.

Il complesso comprendeva, inoltre, ambienti residenziali e strutture di terrazzamento, una grande e articolata peschiera destinata all’allevamento ittico, nonché un porto.



Si tratta di un contesto di eccezionale rilevanza, naturalistica e storica, la cui identità visiva è da secoli definita dalla presenza della torre medievale, che si imposta sulle strutture della villa.



Il sito testimonia una lunga storia di frequentazione e utilizzo.

Nel X secolo presso Astura, allora possedimento dei Conti Tuscolani, sorge un monastero dei monaci di Sant’Alessio sull’Aventino.

Nel 1193 la proprietà passa ai Frangipane (con la Torre e il fortilizio, già edificati).

Durante il XIV secolo la Torre diventa proprietà di Bonifacio VIII, Ludovico il Bavaro, Pietro d’Aragona, per passare successivamente all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, ai Caetani e agli Orsini.

Tra il ‘400 e la fine del ‘500 il complesso appartiene ai Colonna, con alcune parentesi papali, finché, nel 1594, viene acquisito da Clemente VIII e da allora, per tutto il XVII e XVIII secolo, l’area è coinvolta in episodi bellici nella difesa costiera contro i Turchi e i pirati.



L’intero complesso, già appartenuto alla famiglia Borghese, ultima proprietaria privata, è stato acquisito dallo Stato negli anni Ottanta del XX secolo, entrando a far parte del patrimonio demaniale, ed è attualmente assegnato al Demanio militare. L’area ricade anche all’interno di un "Sito di Importanza Comunitaria" (SIC).