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La notte più lunga in mostra al Sangallo.

28-12-2022 23:39 - CULTURA
È in corso al Forte Sangallo di Nettuno la bella mostra d’arte centrata sul Solstizio d’Inverno, l’evento astronomico che si ripete ogni anno il 21 dicembre.
A questa data “magica” si sono ispirati i partecipanti al concorso bandito da Cittainsieme in collaborazione con l’associazione Gemellaggi Nettuno e la Proloco Sangallo.
Ben 39 fra acquerelli, pitture ad olio e acriliche, nonché oggetti modellati in ceramica, rimangono esposti nel piano terra dell’edificio di piazza s.Francesco fino all’8 gennaio. Da vedere!

Le opere in mostra saranno valutate da una giuria qualificata che consentirà di premiare le più meritevoli; la premiazione si svolgerà alle 16 di sabato 7 gennaio 2023.



COSA È IL SOLSTIZIO

Dopo lo splendore dell’estate col passare dei mesi il sole a mezzogiorno arriva ad un’altezza sempre più bassa fino a toccare, il 21 dicembre, il punto minimo in quello che si chiama giorno del SOLSTIZIO D’INVERNO.

Esso fu considerato fin dall’antichità magico e drammatico: i giorni diventano sempre più corti e bui, fino ad arrivare alla notte più lunga dell’anno, una notte perfino più lunga del giorno. L’oscurità prende il sopravvento sulla luce. Tutta la natura è come sospesa in questa morte simbolica che attende una resurrezione. E infatti, passato il solstizio, le giornate divengono sempre più lunghe e il sole torna a crescere come rigenerato.
Non a caso il Solstizio d’Inverno appartiene, seppure in forme diverse, alla spiritualità di tutte le religioni del mondo. Tutti i popoli hanno fatto coincidere col solstizio d’Inverno la nascita delle loro divinità:
in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horus, nel Messico precolombiano il dio Quetzalcoatl e l’azteco Huitzilopochtli, in Oriente Buddha, in India Krishna, in Cina Xing-Xin, nel mondo cristiano la nascita di Gesù. Nel solstizio a Stonehenge in Inghilterra i sacerdoti celtici (i druidi) si riunivano in attesa che il sole del tramonto proiettasse i suoi raggi fra le grosse pietre creando misteriosi allineamenti.


A ROMA

I Romani fin dalla fondazione celebravano tra il 17 e il 24 dicembre i Saturnali, una festa sfrenata in onore del dio Saturno che prevedeva sacrifici, regali, banchetti e spesso privilegi speciali per gli schiavi.
Poi, nel III secolo d.C., prese piede un culto del sole molto diffuso a livello popolare, tanto che l’imperatore Aureliano istituì, proprio nel giorno del solstizio, la grande festa del Dies Natalis Solis Invicti (il giorno natale del sole vittorioso). La festa era molto apprezzata anche dai cristiani, tanto da indurre la Chiesa a prenderne il controllo facendo coincidere la notte pagana del sole vittorioso con quella della nascita di Cristo.


I MITI NORDICI: YULE

Nei paesi nordici di cultura celtica il solstizio era molto sentito, anche perché a quelle latitudini l’inverno impressiona arrivando ad essere una unica notte lunga quasi sei mesi. Ecco perché nella festa di “Yule” si vegliava dal tramonto all'alba per invocare la rinascita del Sole dopo la notte più lunga dell’anno e si onorava il vischio perché cresce privo di radici ospitandosi sulla quercia, albero sempreverde simbolo di eternità. E Quercia e Agrifoglio erano visti come due re, uno della luce l'altro della notte, che si combattono alternandosi ogni sei mesi in coincidenza dei solstizi.


LA VISIONE ESOTERICA

Dal punto di vista esoterico il solstizio d’inverno è collegato alla visione dell’universo come una immensa CAVERNA COSMICA, un luogo oscuro e nascosto che favorisce l’interiorizzazione dell’essere ed accoglie la seconda nascita dell’iniziato. I solstizi estivo ed invernale sono le due porte di entrata ed uscita da tale caverna. Percorrere la caverna equivale a fare un viaggio nell’oltretomba.




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