Buddismo e Zen: scopriamo cosa sono.
04-01-2026 07:47 - CULTURA
Comunemente considerato una religione anche se non si basa su un Dio creatore da adorare, il buddismo si caratterizza in realtà come un ampio sistema di pensiero filosofico e pratiche spirituali che seguono un percorso di autotrasformazione avente come obiettivo la liberazione dalla sofferenza (il Nirvana).
Il buddismo si richiama agli insegnamenti di Siddharta, il principe di un piccolo regno situato nell’attuale Nepal vissuto tra il 560 e il 480 a.C. e definito poi Buddha, il “risvegliato”.
Nei secoli seguenti il buddismo si diffonde dall’India in Cina. Successive vicende spingono i monaci buddisti a rifugiarsi nei paesi vicini (Vietnam, Corea, Giappone) dove si sviluppano anche particolari tecniche di difesa personale, quali il Judo e il Karate, ispirate ai principi di questa filosofia: autodisciplina, meditazione, armonia con la natura, rispetto del flusso naturale delle cose e del loro relazionarsi come equilibrio tra le due forze complementari Yin e Yang.
La parola giapponese Zen, la cui etimologia vuol dire comprensione profonda, meditazione, designa una scuola specifica del buddismo.
Pur essendo quindi un aspetto del buddismo, lo Zen ha un approccio filosofico e pratico differente: non ha gerarchie monastiche e adotta un approccio più minimalista alla meditazione come via principale per raggiungere la pace interiore. Inoltre, invece di seguire rituali e studio di testi sacri, affida la realizzazione personale all'esperienza diretta e all'intuizione.
Numerosissime sono le scuole, sorte nel tempo e fino ai giorni nostri, per approfondire questa filosofia ma è di fine Ottocento la curiosità con cui l’Occidente si avvicina alla cultura, alla letteratura e all’arte giapponesi: si viene a conoscenza dei giardini Zen, della cerimonia del tè, della pittura e della calligrafia, dei poemetti haiku. Conoscenza poi consolidata dal libro “Introduzione al Buddismo Zen” uscito nel 1934 e con cui lo storico Daisetsu Suzuki divulga insegnamenti e pratiche della disciplina.
Dagli anni Sessanta il buddismo Zen influenza fortemente la cultura mondiale, specialmente quella della Beat Generation e dei movimenti hippy, che la leggono come una filosofia radicale, liberatoria, capace di modificare profondamente il modo di vivere, contrapponendosi al frenetico e consumistico mondo moderno.
[questo testo è una sintesi dell’ampio e documentato saggio di M.Grazia Vasta che si può leggere integralmente QUI ]
Il buddismo si richiama agli insegnamenti di Siddharta, il principe di un piccolo regno situato nell’attuale Nepal vissuto tra il 560 e il 480 a.C. e definito poi Buddha, il “risvegliato”.
Nei secoli seguenti il buddismo si diffonde dall’India in Cina. Successive vicende spingono i monaci buddisti a rifugiarsi nei paesi vicini (Vietnam, Corea, Giappone) dove si sviluppano anche particolari tecniche di difesa personale, quali il Judo e il Karate, ispirate ai principi di questa filosofia: autodisciplina, meditazione, armonia con la natura, rispetto del flusso naturale delle cose e del loro relazionarsi come equilibrio tra le due forze complementari Yin e Yang.
La parola giapponese Zen, la cui etimologia vuol dire comprensione profonda, meditazione, designa una scuola specifica del buddismo.
Pur essendo quindi un aspetto del buddismo, lo Zen ha un approccio filosofico e pratico differente: non ha gerarchie monastiche e adotta un approccio più minimalista alla meditazione come via principale per raggiungere la pace interiore. Inoltre, invece di seguire rituali e studio di testi sacri, affida la realizzazione personale all'esperienza diretta e all'intuizione.
Numerosissime sono le scuole, sorte nel tempo e fino ai giorni nostri, per approfondire questa filosofia ma è di fine Ottocento la curiosità con cui l’Occidente si avvicina alla cultura, alla letteratura e all’arte giapponesi: si viene a conoscenza dei giardini Zen, della cerimonia del tè, della pittura e della calligrafia, dei poemetti haiku. Conoscenza poi consolidata dal libro “Introduzione al Buddismo Zen” uscito nel 1934 e con cui lo storico Daisetsu Suzuki divulga insegnamenti e pratiche della disciplina.
Dagli anni Sessanta il buddismo Zen influenza fortemente la cultura mondiale, specialmente quella della Beat Generation e dei movimenti hippy, che la leggono come una filosofia radicale, liberatoria, capace di modificare profondamente il modo di vivere, contrapponendosi al frenetico e consumistico mondo moderno.
[questo testo è una sintesi dell’ampio e documentato saggio di M.Grazia Vasta che si può leggere integralmente QUI ]




