The Dog Stars. Ridley, questa volta non ci siamo!

29-08-2026 17:40 -

Arriva al cinema nel 2026 una nuova proposta di Sir Ridley Scott. La pellicola è stata girata in Italia e ci vengono per questo alcuni sospetti: non ci sono infatti molti film che davvero non meritano di essere visti, ma The Dog Stars è una pellicola che si avvicina molto a incarnare questa premessa.

Le sue scene sono, per buona parte, irrimediabilmente piatte e senza emozione; questo fatto, in un film che dovrebbe essere d’azione, è davvero molto inquietante: i personaggi, come delle larve, presentano un’identità incerta e si muovono in un contesto poco dettagliato. Una narrazione senza storie che non smuove né anima né corpo. Le scene si direbbero girate alla rinfusa, forse con l’AI, e restano stranamente giustapposte e poco integrate tra loro; a volte sembrano addirittura senza alcun contatto l’una con l’altra. Nemmeno la storia (d’amore ?) sembra verosimile. Non ci sono premesse né spiegazioni, solo qualche battuta qua e là a contestualizzare il tutto.

D’accordo questo è lo stile del regista, ma davvero questa volta è troppo. La sinossi e i particolari della vicenda sono forniti dai media non certo dalla visione del film. E sono proprio loro, le informazioni esterne, che ci dicono che siamo in un mondo devastato dalla pandemia influenzale; intuiamo che i pochi sopravvissuti cercano di sopravvivere come possono; ci dicono anche che ci sono nuove malattie e che la medicina non c’è più. I personaggi hanno tutti un fucile poiché bande di saccheggiatori si aggirano nel pianeta. Ecco… tutto qui.

Il protagonista è l’ex meccanico Higg (Jacob Elordi) che, con l’ex marine Bangley (Josh Brolin) vive con il simpatico cane Jasper (uno dei personaggi più credibili e azzeccati del film!). Ci dicono nei dintorni di Denver, Colorado.
La loro vita si incentra nel difendere il piccolo insediamento che comprende un ex aeroporto nel quale coltivano verdure e dal quale escono poco. Higg capta uno strano messaggio radio con una voce di donna anziana, il messaggio arriva da un luogo detto Grand Junctio. Higg decide di fare un volo per raggiungerla, da solo.
Una tappa porta il giovane da un'altra coppia simile alla sua, quella formata da Pops (Guy Pearce) e sua figlia, la quasi dottoressa Cima (Margaret Qualley). I due sembrano la fotocopia di Higg e Bangley. Alla fine i tre, tallonati dal pericolo, partono al volo (letteralmente) e si ritroveranno tutti a Gran Junctio, un aeroporto dove, non si sa perché, la donna anziana è una virago e tutti gli altri sono cattivissimi e vogliono ucciderli. E loro scappano: Caino ucciderà Abele?

Ecco più o meno una cosa così. Va bene se proprio non si ha niente da fare, ma se si vuole andare per vedere le differenze con Blade Runner o Thelma e Louise... allora è un’altra storia.
La delusione per questo passo falso di Ridley Scott scotta ancora di più se si guarda dietro le quinte della produzione (vedi qui sotto i dettagli) che ha usufruito del supporto di denaro pubblico italiano. Risorse pubbliche che servono ad attrarre i grandi nomi di Hollywood, ma che in questo caso si sono trasformate in un sussidio a fondo perduto per un'operazione commerciale senz'anima. Vi ho avvertito!

[Alessandra Cesselon]



The Dog Stars – Le stelle dopo la fine (2026) con Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley. Regia Ridley Scott.

La storia è ambientata in un Colorado desolato, dove la quasi totalità dell'umanità è stata cancellata da una misteriosa e violenta pandemia globale. Il protagonista, Higg, vive all'interno di un hangar di un aeroporto abbandonato insieme al suo amato cane Jasper (il suo copilota) e a un burbero alleato di nome Bangley. A bordo di un vecchio aereo Cessna del 1965, Higg perlustra i cieli finché una misteriosa trasmissione radio riaccende in lui la speranza di trovare altri sopravvissuti, spingendolo a intraprendere un viaggio oltre i confini del suo territorio sicuro.

Dettagli sulla produzione (fonti: “Italy for Movies” “IMDb” “My Movies” e altri)

Casa di produzione: 20th Century Studios.

Budget: Circa 100-110 milioni di dollari. I capitali principali provengono dagli Stati Uniti (20th Century Studios) ma la produzione ha usufruito anche di soldi pubblici italiani attraverso il meccanismo del Tax Credit Internazionale (che tramite il Ministero della Cultura concede, pur senza svolgere alcun ruolo sulle scelte artistiche, sulla sceneggiatura e sulla regia, sgravi fiscali alle produzioni estere che girano e spendono sul territorio nazionale). Questo meccanismo copre in automatico fino al 40% delle spese, ma solo di quelle sostenute esclusivamente sul territorio italiano, come l'affitto dei teatri di posa a Cinecittà, gli stipendi delle maestranze locali o il noleggio dei servizi in loco. La produzione ha inoltre beneficiato del supporto logistico e operativo degli enti locali, tra cui regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto e Abruzzi, che hanno fornito agevolazioni per le riprese negli aeroporti e nei nuclei industriali locali trasformati nel Colorado post_apocalittico.

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