Amilcare Cipriani fu patriota e anarchico dell’Ottocento che ha combattutto per il Risorgimento italiano. Nato ad Anzio il 18/10/1844 da Felice Cipriani e Angela Petriconi, a 15 anni Amilcare parte volontario per la Seconda Guerra d’Indipendenza nascondendo la vera età e combatte a San Martino dove per il suo valore viene promosso caporale. Pochi mesi dopo diserta per raggiungere Garibaldi in Sicilia nella Spedizione dei Mille, qui ottiene i gradi di ufficiale.
Dopo un'amnistia entra nell'esercito regio partecipa alle operazioni contro i briganti abruzzesi. Distaccato a Palermo, nel 1862 diserta nuovamente e alla testa di 35 commilitoni raggiunge Garibaldi nell'avventura d'Aspromonte. Riesce a non farsi catturare e ripara in Grecia, sopravvivendo ad un naufragio. Non potendo tornare in Italia punta all'Egitto dove lavora all'esplorazione delle fonti del Nilo.
Nel 1866 si arruola con Garibaldi per la Terza Guerra d’Indipendenza formando la Legione egiziana. Poi torna in Egitto dove in una rissa si difende uccidendo tre persone, un connazionale e due poliziotti. Si rifugia a Londra dove frequenta Giuseppe Mazzini e vive facendo il fotografo. Ritrae la regina Vittoria e conosce personalmente Marx ed Engels. Nel 1870 partecipa alla Comune di Parigi, al rientro in Italia lo arrestano e condannano a 20 anni ma nel 1888 il governo lo grazia. Nel 1897 si unisce volontario con Ricciotti Garibaldi a fianco dei Greci contro i Turchi per la liberazione dell'isola di Creta dove viene ferito. Al suo rientro in Italia viene imprigionato per altri tre anni. Poi si stabilisce in Francia dove lavora come redattore.
Nel 1913 è candidato alle elezioni col Partito Socialista Italiano nella corrente rivoluzionaria guidata da Benito Mussolini. Risulta eletto a Milano con oltre diecimila voti ma non può entrare in Parlamento per il rifiuto di prestare giuramento. Ormai anziano e malato si spegne a Parigi il 30/4/1918.
Guglielmo Natalini ha pubblicato nel 1987 la biografia "Amilcare Cipriani, la vita come rivoluzione", editore Firenze Libri. Nel 1993 la città di Anzio ha collocato «una sobria lapide» sul muro di cinta di Villa Albani dove era nato centocinquanta anni prima.