Prosegue il Concorso teatrale allo Studio8 di Nettuno.
10-02-2026 05:38 -
"Non c'è trippa per gatti" verrebbe da commentare entrando nella realtà della famiglia Parenti con la commedia COME SI RAPINA UNA BANCA andata in scena sabato 7 febbraio al Teatro Studio8 di Nettuno con la Compagnia Stabile di Trastevere Merry del Val, la regia di Pino Lagrasta, le scene di Salvatore Esposito, i suoni e le luci di Valerio Lanciotti, nell'ambito del concorso teatrale "Premio Città di Nettuno 2025-2026" che si avvia a conclusione.
La commedia, liberamente tratta dall'opera omonima di Samy Fayad, mantiene i toni grotteschi e surreali tipici di questo autore. Anche se le vicende della povera e sgangherata famiglia Parenti sono ambientate a Roma anziché Napoli, gli elementi tipici della tradizione teatrale napoletana vi sono tutti, in primo luogo l'arte suprema dell'arrangiarsi. Così, il giornale preziosamente conservato anche se datato serve di giorno alla lettura e di notte per ripararsi dal freddo sotto le lenzuola. E la trippa destinata a sfamare una colonia di felini del quartiere viene abilmente dirottata con uno stratagemma finendo nella pentola della famiglia. Una cena da leccarsi i baffi! A questo è ridotta la famiglia Parenti in pieno boom economico degli anni Sessanta e Settanta, dove i palazzinari fanno soldi a palate, l'abusivismo dilaga e la povertà pure, e chi, come Agostino Parenti (Claudio Iotti), parte svantaggiato avendo ricevuto in dono dalla sorte un metro fatto di novanta centimetri anziché cento, come dovrebbe essere per tutti.
Insieme alla moglie Regina (Andreina Ciucci) alle prese con le difficoltà quotidiane, l'ingenuo e poco soddisfacente figlio Tonino (Pino Lagrasta) frequente bersaglio delle critiche paterne, la figlia Giuliana (Flaminia Lombardi), incinta di sette mesi con futuro padre latitante, la madre novantenne Palmira (Luciana Di Donato) a cui l'età ha piegato la schiena ma non certo il cervello, Agostino, inventore a tempo perso, tira a campare giorno per giorno. Ma con un sogno nel cassetto: lanciare sul mercato l'invenzione del secolo, un clarinetto a pedale per suonatori affetti da enfisema polmonare. In questo quadretto famigliare si inserisce la svampita ed eclettica vedova Altavilla, amante dei gatti ma anche degli agi che gli ha lasciato il defunto marito di cui in segno di riconoscenza bacia ad ogni momento il medaglione in bella vista.
Personaggi resi molto bene in chiave umoristica e grottesca ma che nascondono una realtà ben diversa che si intuisce nei lunghi ed amari sfoghi del capofamiglia: un disagio sociale fatto di povertà abitativa, disoccupazione, lavoro in nero, cassamutua inadeguata, maternità vista come incidente di percorso e così via. Ecco allora l'idea folle di rapinare una banca per risolvere i problemi economici della famiglia. In fondo i soldi in banca non hanno nome né volto, non come il portafoglio sfilato all'ignaro passeggero sul bus affollato. Detto fatto, prende in mano la situazione il capofamiglia trascinando l'intera tribù in una avventura rocambolesca dai risvolti inaspettati.
Molto brillante e dinamico il secondo atto che vede il coinvolgimento di nuovi personaggi: le sorelle Mastelloni (Lauretta Pompei e Marilena Ciucci), rigide difenditrici della legalità, l'austero direttore di banca (Fabrizio Roncoli) che dovrà alla fine scendere a patti con i rapinatori. Nel finale tutto a sorpresa di questa commedia ben articolata che ci ha fatto ridere e al contempo riflettere per oltre due ore in piacevole compagnia di attori bravi e simpatici, emerge l’Agostino uomo, il quale gira le spalle all'opportunità che gli offre infine la vita di "sistemarsi" insieme alla famiglia, per inseguire il suo sogno senza il quale si sente solo, inutile. Il sogno, che dà significato alla vita, che sia ambizioso o più modesto, come brevettare un clarinetto a pedale.