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Il seme della democrazia: nel 1946 nasceva la Repubblica Italiana.

27-05-2026 01:28 - notizie
Le votazioni del 2 e 3 giugno 1946, le prime libere dopo vent’anni di dittatura, registrarono un’AFFLUENZA dell’ 89% (25 milioni di cittadini si recarono alle urne sui 28 milioni che avevano diritto al voto in quanto di età superiore ai 21 anni).
Dei votanti oltre la metà (13 milioni) furono donne: ed era la prima volta che potevano votare.
Gli elettori avevano due schede, nella prima dovevano mettere una croce su uno dei due simboli che indicavano che forma istituzionale avrebbe dovuto avere lo Stato italiano da allora in poi: monarchica o repubblicana.
La seconda serviva a eleggere i 556 membri di un particolare organismo, una assemblea che avrebbe avuto il compito di discutere, scrivere e approvare le regole del nuovo Stato, cioè la nuova Costituzione.
L’organismo si chiamava perciò Assemblea Costituente.
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I voti per il referendum furono:
Repubblica 12.700.000; Monarchia 10.700.000
Quelli per i 556 dell’Assemblea andarono a:
Democrazia cristiana: 35%, Partito Socialista di Unione Proletaria: 21%, Partito Comunista: 19%, Un.Dem.Naz. (P.Liberale e P.Dem. del Lavoro): 7%, Fronte Uomo Qualunque: 5%, Partito Repubblicano: 4%, Blocco Nazionale Libertà: 3%, Partito d'Azione: 1,4%.
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Nata dunque nel giugno 1946 l’Assemblea Costituente avrebbe cessato di esistere nel 1948, una volta esaurito il compito di redigere e approvare la Costituzione.
Era in sostanza l’organismo che doveva traghettare l’Italia dal caos succeduto alle vicende del 1943-45 a una nuova stabilità istituzionale.
Fra le prime cose da fare l’Assemblea doveva eleggere un provvisorio Presidente della Repubblica e fu scelto Enrico De Nicola.
Presidente del Consiglio era invece De Gasperi già dal 1945, quando i governi erano decisi dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) formato dai 6 partiti che avevano combattuto nella Resistenza e che, in attesa delle elezioni, si erano accordati per pesare in maniera paritetica.
I risultati elettorali emersi per la Costituente consentirono di avere finalmente un quadro reale del peso dei vari partiti e, sulla base di ciò, De Gasperi formò un governo di larga coalizione (detto per questo “di unità nazionale”) che includeva democristiani, comunisti, socialisti e repubblicani.
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Nel frattempo l’Assemblea si organizzava creando una commissione ristretta di 75 deputati che avevano l’incarico di preparare il testo della nuova Costituzione da discutere poi in aula. Dopo un anno e mezzo di lavori, il 22 dicembre 1947 fu approvato il testo definitivo (453 voti a favore e 62 contrari).
Subito dopo il Presidente della Repubblica De Nicola la firmò (“promulgò” è il termine giuridico corretto) e la Costituzione entrò in vigore il successivo 1 gennaio 1948.
Il Paese si era dato le regole per potersi gestire.
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A quel punto c’era dunque un provvisorio Capo dello Stato e un provvisorio Capo del Governo, entrambi basati sull’Assemblea Costituente: si doveva procedere a vere elezioni politiche per formare il Parlamento e designare le figure definitive alla guida dello Stato.
Tali elezioni furono indette per l’aprile 1948 e vi partecipò ben il 92% degli elettori. Da esse nacque il primo Parlamento repubblicano, formato da una Camera dei Deputati con 574 membri e un Senato con 237 senatori.
Alla Camera la Dc ebbe 305 seggi, il Fronte Popolare (PCI e PSI) 183; seguivano altri. Al Senato la DC ebbe 131 seggi, il Fronte Popolare 72.
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Quel Parlamento elesse Presidente della Repubblica Luigi Einaudi (liberale) che a sua volta incaricò De Gasperi, capo del partito più votato, di formare un governo.
Costui raccolse una coalizione di vari partiti, propose a Einaudi una lista di ministri e dopo l’approvazione di questi si presentò alle due Camere dove ottenne il voto favorevole (la cosiddetta “fiducia”) sia dei Deputati che dei Senatori.
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Il 24 maggio 1948 nasceva il primo governo secondo le regole della Costituzione repubblicana.
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