Attivato anche all’ospedale di Anzio/Nettuno il Servizio TOBIA.
13-04-2026 18:41 - notizie
La Regione sta dal 2024 attivando progressivamente il cosiddetto “Servizio Tobia” presso i vari poli sanitari del territorio. Martedì 14 aprile è il turno dell’ospedale di Anzio-Nettuno dove, alle 10.30, si svolgerà la presentazione ufficiale da parte delle autorità (assessore regionale ai Servizi sociali Massimiliano Maselli, direttore generale dell’Asl Roma 6 Giovanni Profico, direttore sanitario dell’ospedale Ciriaco Consolante e Maria Rita Molinari, referente del progetto Tobia).
Il Servizio Tobia è rivolto alle persone con gravi difficoltà cognitive e/o relazionali.
A tali pazienti il Servizio offre percorsi facilitati per accedere a visite e terapie inerenti patologie non direttamente legate al disturbo principale da cui sono affetti. Infatti un prelievo di sangue, un ECG o una visita oculistica, possono risultare difficoltosi per una persona che abbia ad esempio una forma grave di disturbo dello spettro autistico.
Tobia offre quindi un percorso assistenziale adattato alle esigenze particolari di tali pazienti ottimizzando il numero degli accessi in ospedale, il tempo di permanenza e gli spostamenti fisici, effettuando visite, analisi, esami diagnostici anche, quando possibile, direttamente presso un ambiente protetto, con personale sanitario specificatamente formato e garantendo sempre la presenza di un familiare o altro “caregiver”.
Il Servizio Tobia è rivolto alle persone con gravi difficoltà cognitive e/o relazionali.
A tali pazienti il Servizio offre percorsi facilitati per accedere a visite e terapie inerenti patologie non direttamente legate al disturbo principale da cui sono affetti. Infatti un prelievo di sangue, un ECG o una visita oculistica, possono risultare difficoltosi per una persona che abbia ad esempio una forma grave di disturbo dello spettro autistico.
Tobia offre quindi un percorso assistenziale adattato alle esigenze particolari di tali pazienti ottimizzando il numero degli accessi in ospedale, il tempo di permanenza e gli spostamenti fisici, effettuando visite, analisi, esami diagnostici anche, quando possibile, direttamente presso un ambiente protetto, con personale sanitario specificatamente formato e garantendo sempre la presenza di un familiare o altro “caregiver”.




