25 Ottobre 2020

Curiosando in una mappa del Seicento

30-07-2017 21:55 - dalla soffitta
Nell´ingrandimento della mappa relativa alla costa "Da Civitavecchia alla Calabria" ripresa dall´atlante di Robert Dudley intitolato "L´arcano del mare" edito nel 1646 a Firenze, nel tratto del litorale a sud di Roma delimitato da due corsi d´acqua, a nord l´Incastro o forse il Fosso s.Anastasio e a sud il Loricina o Rio di Nettuno, leggiamo 4 toponimi: S.Nastasia, C.di Enea, Anzio e Nettuno qui ci sono un paio di cose sorprendenti.
La prima è che Anzio, riemersa lentamente dalla foresta e dalla memoria storica proprio intorno alla metà del Seicento, qui è già presente; segno che Dudley, se veramente ci ha lavorato da inizio secolo per 40 anni, deve avere aggiornato la mappa all´ultimo momento prima che andasse in stampa. C´è da chiedersi perché mai ritenesse così importante che figurasse il nuovo ma assai esiguo nucleo abitato di Anzio al punto da far modificare una lastra di rame presumibilmente già pronta.
Il secondo, un po´ intrigante per chi conosce il luogo, è quel nome riferito ad Enea: la "c" forse sta per "costa" e di sicuro il nome sta collocato proprio dove oggi sorge il centro abitato di Lavinio-Lido di Enea, oggetto di decennali diatribe sulla genesi del suo attuale nome.

Claudio Tondi

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Sir Robert Dudley, figlio dell´omonimo Duca di Leicester, nacque nel 1574 e morì nel 1649 dopo aver percorso il mondo intero disegnando mappe delle coste visitate; intorno ai trent´anni, deluso dal non essere stato ammesso alla Corte inglese, si stabilì in Italia dove si dedicò alla progettazione di navi e lavorando a riordinare il suo enorme lavoro cartografico. Nel 1646, quando aveva 73 anni, lo pubblicò raccolto in un corposo atlante di 6 volumi intitolato "L´Arcano del Mare". Le mappe furono riprodotte su incisioni in lastra di rame dall´ottimo incisore fiorentino Antonio Lucini, stampate nella bottega di Francesco Onofri, sempre a Firenze, e impaginate a fogli appaiati di 48x75cm di lato. La prima edizione era consistita di soli tre volumi ma la dimensione dei fogli era tale che bisognava ripiegarli più volte per ridurli alle misure del libro per questo la seconda edizione fu ingrandita e il numero di voumi aumentato. La carta utilizzata fu della massima qualità possibile per l´epoca e il pregio dell´opera rimase insuperato per almeno 50 anni. In una copia custodita alla British Library è presente una prefazione dell´incisore Lucini in cui egli sostiene di aver dovuto usare oltre 2.000 kg di rame per le lastre e che dopo i 40 anni impiegati dall´autore per compilare l´opera egli ce ne mise altri 12 per inciderla. Ed anche Lucini ci mise del suo: oltre alla forza e delicatezza al tempo stesso dell´incisione, egli curò molto l´estetica delle lettere disegnandole "alla cancellaresca" facendone un alto esempio di arte barocca italiana.

L´opera è notevole per diverse innovazioni: fu la prima cartografia marina dell´intero mondo, la prima a basarsi interamente sulla proiezione di Mercatore, la prima a fornire la declinazione magnetica, la prima a indicare venti e correnti dominanti.

Dudley ruppe con il modo tradizionale di disegnare la mappe, smise di riportarvi le linee della bussola ma disegnò meridiani e paralleli per fare riferimento a latitudine e longitudine; in questo fu davvero un visionario dato che le tecniche per calcolare questi due parametri furono affinate solo due secoli più tardi.

(dal Catalogo di Sotheby´s per la vendita Wardington del 2005 e dal sito Goetzfried Antique Maps - trad. c.t.)



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