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Borgo di Nettuno: la bella visita con CittaInsieme

23-10-2017 16:21 - notizie
Mattinata di sole quella di domenica 15 ottobre ad accompagnare la comitiva di CittaInsieme nella visita guidata al Borgo di Nettuno. Un giro partito dalla chiesa collegiata dei santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, passato per la piazzetta Sègneri dove è la casa natale del grande gesuita Paolo e terminato alla Fontana Vecchia attraverso i due camminamenti delle mura lato mare (il Cavone) e lato città (via dello Steccato).

A questo link le foto dei luoghi. Qui invece la dispensa ripilogativa.


Qui sotto un esempio della prosa di Paolo Sègneri.

“Un Cavaliere (sentite caso terribile, e inorridite), un Cavaliere chiaro di nascita, ma sordido di costumi, invaghitosi di una certa fanciulla, benché moresca, se la teneva già da molti anni in casa per suo libidinoso trastullo, poco prezzando le ammonizioni, o severe dei sacerdoti, o piacevoli degli amici. Imperocché per trarsi d´attorno chiunque gli ragionava di licenziarla, rispondeva con maniere austere e sdegnose un dispettoso: “Non posso” quasi che pretendesse di persuadere, esser necessità di natura quello ch´era elezione della libidine. Non volendo egli però ritrarsi dalla perfida compagnia, venne, come accade, la morte per distaccarnelo. Si ammala lo sfortunato sul fiore degli anni, si abbandona, si corca; ed essendo già il male dichiarato pericoloso, ne viene ad esso un religioso a me noto, per disporlo a quel passo estremo. Entra in camera; si avvicina al letto, lo saluta, e con prudenti maniere comincia ad insinuarsi: Signore, ben m´avveggo io esservi maggiore occasione di sperare che di temere: siete per altro fresco di età, vigoroso di forze, robusto di complessione, e molti sono campati di male simile al vostro, ma molti anche ne sono morti. E quantunque ci giovi il credere che voi dobbiate esser dei primi, cosa vi nuoce l´apparecchiarvi come se aveste ad essere dei secondi? Dite pure, ripigliò l´infermo animosamente, dite quel che conviene che io faccia, che son già per ubbidirvi. Ben conosco per me medesimo la grandezza del mio pericolo, maggiore ancor che non dite, e quantunque io abbia menata cattiva vita, desidero tuttavia, quanto ogn´altro, di sortire una buona morte. Non si può credere quanto cuore pigliasse il buon religioso a queste buone parole. Avrebbe voluto venire subito al taglio di quella pratica scellerata, che con suo cordoglio e stomaco eguale, vedeva nella camera stessa del moribondo, il quale sotto pretesto or d´un servizio, or d´un altro, la volea sempre efficacemente vicina. Nondimeno la prudenza gli persuase di andarlo disponendo prima con richieste più facili ad una più faticosa. Gli dice però: Orsù dunque, giacché io per favor divino vi scorgo così bene animato, parlerovvi con quella libertà che mi dettano, e la santità del mio abito, e lo zelo del vostro bene. I medici unitamente vi han disperato, però se volete compor le vostre partite, se volete nettar la vostra coscienza, poche ore vi rimarranno. Tanto più adunque, soggiunge l´altro, affrettiamoci: che ho da fare? Avreste, ripigliò il padre, per avventura alcun creditore, cui vi convenisse di soddisfare? L´aveva, ma l´ho parimenti renduto. E se per l´addietro aveste portato malevolenza ad alcuno, non la deponete dall´animo? La depongo. Perdonate a chi vi ha offeso? Perdono. Vi umiliate a chi avete oltraggiato? Mi umilio. Non volete dunque per ultimo ricevere i Sagramenti, come conviensi ad uom cristiano, per armarvi contro le tentazioni dell´inimico, e contro i pericoli dell´Inferno? Volentierissimo li riceverò, se voi, Padre, vi compiacerete di amministrarmeli. Ma sapete che questo non si potrà se prima non licenziate da voi quella giovane? Oh questo non posso, Padre, non posso. Oimè che dite? Non posso? Perché non potete? E potete, e dovete, signor mio caro, se volete salvarvi. Io dicovi, che non posso. Ma non vedete, che tanto vi converrà partir da lei fra brev´ora? Che gran cosa è dunque che vi risolviate a discacciare per elezione quella che dovrete ad ogni modo lasciar per necessità? Non posso, Padre, non posso. Come? A un Dio per voi crocifisso, che ve la chiede, non potete far questa grazia? Egli è per voi lacero, per voi sanguinoso, per voi morto, miratelo: ecco qua; non v´intenerisce il vederlo, non vi compunge? Non posso, vi torno a dire, non posso. Ma voi non parteciperete dei Sacramenti. Non posso. Ma voi perderete il cielo. Non posso. Ma voi precipiterete all´Inferno. Non posso. Ed è possibile che io non vi debba trar di bocca altra voce? Meschino! Uditemi: non è meglio perder solo la donna, che perder e la donna, e la riputazione, e il corpo, e l´anima, e la vita, e l´eternità, e i Santi, e la Vergine, e Cristo, e il Paradiso, e così essere dopo morto sepolto da scomunicato, e da bestia in un letamaio? Allora quello sfortunato gettando un crudo sospiro: Non posso, tornò a replicare, non posso; e raccogliendo quelle debili forze che gli restavano, afferrò improvvisamente la perfida per un braccio, e con volto acceso, e con alta voce proruppe in queste precise parole, alle quali io mi protesto, che niuna aggiungo, niuna levo: Questa è stata la mia gloria in vita; questa è la mia gloria in morte; e questa sarà la mia gloria per tutta l´eternità. Indi per forza stringendola ed abbracciandola, tra per la violenza del male, per la violenza del moto, per l´agitazione dell´affetto, l´esalò su le sozze braccia lo spirito disperato.”



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